Zika, minaccia odierna

Dopo l’ebola, la Sars e l’influenza suina è oggi il turno di una nuova epidemia che minaccia la salute della popolazione mondiale generando malattie e malformazioni, la Zika. L’epidemia prende il nome dal luogo dove il primo caso venne registrato nel 1947, la foresta Zika, nello stato africano dell’Uganda.

Portatore di questa epidemia è una zanzara appartenente alla famiglia delle Aedes. La zanzara non è di per sé pericolosa ma, se acquista il virus pungendo una persona infetta, diventa portatrice del virus che inietterà poi in un altro essere umano con la puntura.

Se i normali sintomi sono registrati in febbre, dolori alle ossa, arrossamenti della pelle e infezioni agli occhi, la situazione cambia quando a contrarre la Zika sono donne con bambini o donne incinte. Non basterà più un semplice ricovero in ospedale fatto di riposo assoluto e all’assunzione di molti liquidi poiché le conseguenze saranno ben diverse e molto più serie.

Danni celebrali e neurologici

Secondo gli esperti infatti, se una donna in dolce attesa viene contagiata, non solo subirà delle conseguenze a livello neurologico, ma ci sono seri rischi di arrecare danni sul feto in termini di malformazioni dello stesso.

Sono sempre di più i casi di neonati che muoiono appena dopo la nascita o di bambini che, pur riuscendo a salvarsi, sono caratterizzati da disabilità o danni mentali. La patologia più diffusa è la microcefalia, uno sviluppo innaturale del cervello che fa nascere un bambino con una testa più piccola del normale.

I medici sostengono anche che il virus può essere trasmesso in altri modi e non esclusivamente dopo esser stati punti. Si registrano infatti casi di Zika che sono stati trasmessi attraverso rapporti sessuali, attraverso trasfusioni di sangue infetto o con l’allattamento di donne che lo hanno contratto in un secondo momento rispetto al parto.

Prevenire è meglio che curare

Nei cinquanta anni successivi alla scoperta, il virus ha causato solo epidemie di breve durata e lieve intensità che si limitavano al continente africano, salvo alcuni casi sporadici nel sud est asiatico. Un virus quindi che si era riusciti a tenere sotto controllo finché nel maggio del 2015 sbarcò in Brasile, contagiando nel giro di poco tempo quasi due milioni di persone.

Dal Brasile il virus non si è fermato e si è invece trasformato in una vera e propria epidemia che coinvolge ora tutta l’America Latina e le isole caraibiche per un totale di ventiquattro Paesi interessati. Il Paese più colpito, dopo il Brasile, è la Colombia.

I due Stati altro non hanno potuto se non contrastare la riproduzione della zanzara Aedes attraverso una bonifica delle zone paludose. Dal momento che non esiste un vaccino per prevenire la malattia, è essenziale munirsi delle misure che attuiamo contro le punture di insetti.

Sarebbe preferibile, soprattutto quando ci si reca in paesi “a rischio”, di vestire pantaloni lunghi e maglie a maniche lunghe, per diminuire la percentuale di pelle esposta. Per le zone che non possono essere coperte, è bene utilizzare uno spray per le zanzare, da applicare in media ogni sei ore per una protezione efficace. Per le donne in gravidanza è naturalmente sconsigliato viaggiare nei Paesi in cui l’epidemia è più diffusa.