La prigione più bella del mondo

Bastoy è un’isola appartenente ad un fiordo norvegese situato a circa settantacinque chilometri a sud della capitale Oslo. Fredda e coperta di neve d’inverno, fresca e avvolta dalla vegetazione d’estate, essa non è affatto una meta turistica, ma una vera e propria prigione.

Rispetto a quelle che siamo abituati a vedere è sicuramente un carcere atipico, non solo per la posizione geografica. Bastoy è un carcere senza celle, senza sbarre, senza filo spinato e senza guardie armate.

Qui la giustizia è basata sul rispetto e su un sistema dove pagare non significa per forza punire bensì rigenerare, rimettere sulla giusta via chi ha commesso un reato senza privarlo della libertà insita nella natura dell’uomo.

Il complesso dove la prigione è situata è formato da un edificio per lo staff, una chiesa, delle stalle e 88 case in legno che rappresentano le abitazioni dei detenuti.

Cittadini normali

I prigionieri vivono in un regime che può essere definito di libertà limitata. Non sono persone senza colpe ma sono comunque cittadini, persone considerate normali che, al di fuori della fascia oraria notturna dove devono restare in casa, svolgono una vita normale.

Per normalità non si intende scontare la pena senza far nulla, ma aver diritto ad una dignità ed un lavoro. I prigionieri possono infatti lavorare in cucina, coltivare i campi o allevare gli animali ricevendo per ogni turno una retribuzione di poco inferiore ai dieci euro a cui va aggiunta una quota di 25 euro settimanali destinata alle spese personali.

Finita la giornata lavorativa, i detenuti possono dedicarsi a diverse attività: dalle passeggiate alla pesca, dalla lettura allo sci di fondo. Ai detenuti è offerta anche la possibilità di studiare presso la vicina città di Horten, in modo da raggiungere il livello di istruzione scolastica minima o per portare a termine una carriera universitaria bruscamente interrotta dall’avvento di criminalità e violenza.

Una formula vincente

Al rispetto per la persona, in questa prigione si affianca il rispetto per l’ambiente. Oltre a consumare cibo dell’isola, la abitazioni sono costruite e riscaldate solamente con legno raccolto dagli stessi detenuti, la terra viene lavorata non con macchinari moderni, ma sfruttando il movimento dei cavalli e gli spostamenti non avvengono con la macchina, ma esclusivamente con biciclette che i prigionieri acquistano con i risparmi frutto del loro lavoro.

Per essere ospitati in questo carcere, che accoglie 115 persone, sono richiesti dei parametri da rispettare, come l’aver scontato la quasi totalità della pena, ma soprattutto la volontà di crescere, migliorarsi e guardare al futuro con un occhio positivo e fiducioso.

Il processo di reintegrazione nella società non finisce una volta che si lascia questo posto in quanto l’ex detenuto viene guidato nella ricerca di un lavoro e di una sistemazione stabile in modo da azzerare il rischio di un reinserimento fatto di povertà e disoccupazione.

Una politica nuova, facilitata dalla risorse di un paese ricco non solo economicamente, ma anche sotto l’aspetto umano. Una soluzione quindi non solo bella, ma soprattutto funzionante visto che, secondo i dati ufficiali, circa l’85% di coloro che hanno abitato a Bastoy non saranno più recidivi.