Cieli movimentati: le turbolenze di alta quota

Per turbolenze si intendono dei movimenti sussultori e vibratori durante il volo di un aereo, causati dalla presenza di correnti d’aria presenti ad alta quota che alterano l’andamento lineare del velivolo.

Veri e propri scossoni di varia entità e direzione che sembrano scuotere e far perdere quota al mezzo, destando comprensibilmente la preoccupazione dei passeggeri.

Dato il sempre maggior numero di aerei che sorvolano i nostri cieli e considerati anche i continui ed improvvisi cambi climatici, oggi il rischio di imbattersi in eventi del genere sembra più elevato rispetto al passato.

Tre diverse tipologie

Nel linguaggio usato nel mondo dell’aviazione, quando si viaggia ad alta quota, esistono tre tipi di turbolenze che si differenziano per cause, effetti e modi di risolverle. La turbolenza può essere causata da condizioni atmosferiche avverse come piogge o temporali, eventi che possono essere delineati e previsti con largo anticipo.

È per questo che, la suddetta tipologia detta turbolenza convettiva, può essere semplicemente evitata dal pilota con una modificazione della rotta che non avviene con movimenti bruschi che possono pregiudicare la qualità del volo e la salute delle persone a bordo.

La turbolenza più comune e quella che solitamente accade nei voli è la tipologia chiamata Cat, che è generata da correnti d’aria improvvise dette tecnicamente Wind Shear che si muovono in direzione verticale generando una diminuzione della velocità ed un cambiamento delle direzioni dell’aereo.

Per finire, abbiamo la terza tipologia di turbolenza, che accade in presenza di grandi catene montuose e a causa di venti e nuvole solitamente presenti a ridosso delle stesse.

Niente paura

Le scoperte nel campo dell’informatica e della tecnologia hanno apportato dei benefici sullo studio e sulla previsione degli eventi atmosferici avversi e quindi anche sulla qualità dei voli.

Oggi è sempre più facile e possibile individuare la presenza di turbolenze ed elaborarne l’evoluzione, l’entità e la forza. Infatti una turbolenza può essere leggera, se causa solo modici movimenti dell’aereo, o moderata, la cui intensità è maggiore ma sicuramente gestibile e non preoccupante.

Quasi mai si assiste ad una turbolenza più forte di quella moderata, salvo casi eccezionali caratterizzati da sollecitazioni violente che causano i cosiddetti modelli severe o extreme. A differenza da cosa si possa pensare a da quelle che sono le normali reazioni di chi le vive, le turbolenze sono eventi normali, fenomeni passeggeri destinati a non arrecare nessun danno all’aereo, veicoli dalla struttura solida che resistono ad ogni forma di evento atmosferico.

Sono senza dubbio delle situazioni anormali che arrecano disturbo ma che non hanno conseguenze gravi. Un problema quindi normale agli occhi dei piloti, abituati a gestirle con la massima calma e professionalità.

Nella maggior parte dei casi, quando la turbolenza viene localizzata con largo anticipo, basterà deviare la rotta di qualche chilometro per continuare un viaggio tranquillo.

Al contrario, nel caso in cui la turbolenza è improvvisa, sarà sufficiente una semplice riduzione della velocità, evitare di compiere manovre azzardate e ricordare ai passeggeri di tenere allacciate le cinture di sicurezza per evitare spiacevoli conseguenze. 
Niente paura, siamo in buone mani.